"Ecco, come io mi vesto ed esco e vado a trovare il professore e scambio con lui cortesie più o meno finte, in fondo senza volerlo, così fanno e vivono e agiscono per lo più gli uomini ogni giorno e ogni sera, per forza e senza volere, e fanno visite, tengono conversazioni, siedono negli uffici, sempre per forza, macchinalmente, contro la loro volontà, e tutto ciò lo potrebbero fare altrettante macchine o si potrebbe benissimo farne a meno; e tale meccanismo eternamente in moto è quello che impedisce a loro, come a me, di far critica della propria vita, di riconoscere e sentire la propria stoltezza e superficialità, la propria orrida ambiguità, la propria tristezza e solitudine senza speranza. Oh, hanno ragione, gli uomini, di vivere così, di fare i loro giochetti e di correr dietro ai loro fatti importanti invece di opporsi al triste meccanismo e di guardare disperatamente nel vuoto come faccio io che sono fuori di strada. Se in questi fogli esprimo talvolta il mio disprezzo e le mie beffe contro gli uomini, non bisogna credere che voglia addossarne loro la colpa, che voglia accusarli o rendere responsabili gli altri della mia miseria personale! Ma io che ho fatto già tanta strada e sono arrivato al margine della vita donde essa precipita nelle tenebre senza fondo, io ho torto e dico il falso quando cerco di illudere me stesso e gli altri, come se il meccanismo fosse in moto anche per me, come se anch’io appartenessi ancora a quel dolce mondo infantile, a quel gioco perpetuo!"